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«Immagine omessa» nell’esportazione di WhatsApp: che cosa dice quella riga

Pubblicato il 22 agosto 2026 · Krzysztof Kowalski

Quando nel documento o nel file di testo compaiono righe del tipo «immagine omessa», stanno dicendo una cosa sola, e con precisione: la chat è stata esportata senza gli allegati. Le foto non sono rovinate, non sono state convertite male e non sono andate perse. Non sono mai state dentro quel file.

Prima la conseguenza, perché è quella che ti evita di continuare a cercare: nessun programma le recupera. Quello che nel file di esportazione non c’è, nessun convertitore può inventarlo, e lo strumento che ti promette il contrario proprio qui ti sta promettendo una cosa impossibile. Si rimedia con una nuova esportazione, non con un software migliore.

Perché quella riga è lì

Al momento dell’esportazione WhatsApp fa una domanda sola, ed è quella che decide tutto: allegare i file oppure no. La versione senza allegati è un semplice .txt, anche per anni di conversazione, perché ogni foto, ogni video e ogni messaggio vocale vengono sostituiti da una riga che segnala che lì c’era qualcosa. La versione con allegati è uno .zip in cui i file viaggiano accanto al testo.

Nel primo caso non si è rotto niente. È un formato, non un guasto, e WhatsApp lo propone perché spedire tre anni di foto per email non arriva da nessuna parte. Il percorso completo, dal telefono al documento, è in Come esportare una chat di WhatsApp in PDF; questa pagina serve per quando quel percorso è già stato fatto una volta, senza allegati.

La correzione, in tre passi

1. Rifai l’esportazione allegando i file

Su iPhone: conversazione aperta, tocco sul nome in alto, Esporta chat, questa volta con gli allegati. Su Android lo stesso comando sta nel menu a tre puntini della chat, sotto Altro. Arriva uno .zip invece di un .txt, ed è l’unica differenza che conta. Se la conversazione sta soltanto su un telefono Android, il percorso intero, da quell’esportazione alla carta, è in stampare una chat di WhatsApp da un telefono Android.

La schermata di importazione di WhatsApp, con l’area in cui trascinare lo .zip o il .txt e la nota che senza i media il documento tiene tutti i messaggi ma sostituisce le foto con i loro nomi di file

Non decomprimerlo e non rinominarlo. Quel file è il tuo originale: il suo nome e la sua impronta SHA256 finiscono stampati in testa al documento, e un file rinominato non corrisponde più al nome che il documento dichiara.

2. Leggi i contatori della schermata di importazione

Prima di esportare qualsiasi cosa, la schermata di importazione conta al posto tuo, e due numeri rispondono da soli alla domanda che ti ha portato qui: quanti file sono arrivati dentro l’archivio e quanti sono nominati nella conversazione senza esserci. Foto e documenti vengono contati insieme.

Il controllo sta in una frase. Zero file arrivati vuol dire che l’esportazione è stata fatta di nuovo senza allegati, e allora conviene rifarla invece di andare avanti. Quello che manca in quella schermata mancherà nel documento, e lo sai prima di consegnarlo a qualcuno, non dopo.

3. Scegli la dimensione delle foto ed esporta

Le misure sono tre e fissano il lato più lungo di ogni immagine dentro il PDF: 240, 480 o 900 pixel. La più grande dà foto che si possono guardare su carta e un file più pesante; la più piccola va bene quando l’immagine deve solo dimostrare che lì c’era un’immagine. Niente di tutto questo è irreversibile: il file di origine non viene toccato, e riesportare con un’altra misura costa il tempo della resa.

Quando una nuova esportazione non basta

Quando gli allegati non sono più sul telefono. WhatsApp esporta quello che il dispositivo ha, non quello che ha avuto. Una foto cancellata, una foto portata via da una pulizia della memoria, una foto mai scaricata in automatico: mancherà anche alla seconda esportazione, e la riga resta.

C’è un secondo caso, meno evidente, e colpisce proprio le conversazioni lunghe, che sono quelle che finiscono in un fascicolo. WhatsApp limita quanto allega, e il taglio avviene dalla parte più vecchia. In una chat di anni il testo può esserci tutto mentre mancano i file più antichi.

Non è un motivo per buttare via l’esportazione. Il messaggio in sé, con l’autore e l’orario, c’è per intero, e la riga dice la verità: qui c’era un file. Un documento che dichiara quel vuoto vale più di uno che lo nasconde, e in Italia questa non è una questione di stile: se la controparte disconosce il documento, quello che regge non è il PDF ma l’origine, cioè il file che WhatsApp ha scritto. Un documento che coincide con l’originale perfino in ciò che gli manca è esattamente quello che un controllo può riscontrare.

Che cosa cambia se il telefono è impostato in italiano

Un limite da conoscere prima di fidarti dei contatori. Il programma conosce queste formule di sostituzione nella versione inglese e in quella polacca. Un telefono impostato in italiano le scrive in italiano, e allora il programma non le riconosce come formule.

Due conseguenze, e la prima è la meno grave:

  • Il documento non cambia. La riga viene stampata così com’è scritta nel file. Il programma non sostituisce mai quei testi, li legge soltanto, e ciò che non riconosce passa parola per parola. Non inventa niente e non toglie niente.
  • Il conteggio dei file nominati ma assenti si appoggia alle formule riconosciute. Su un’esportazione italiana quel numero può quindi risultare più basso di quanto la conversazione contenga davvero.

Il controllo, invece, non dipende da quel numero: zero file arrivati significa esportazione senza allegati, in qualunque lingua siano scritte le righe.

Perché il programma preferisce non riconoscere niente piuttosto che tirare a indovinare è un motivo che va oltre questo caso. Una formula viene considerata tale solo se il messaggio intero le corrisponde. Altrimenti un messaggio in cui qualcuno scrive davvero «immagine omessa» sparirebbe dal documento dietro un’etichetta, e un documento che sostituisce messaggi veri è molto peggio di uno che si dimentica di contare una riga.

Domande frequenti

Un altro programma riesce comunque a tirare fuori le foto da quell’esportazione?

No, e diffida di chi lo afferma. Un’esportazione senza allegati è un file di testo: le immagini non ci sono in forma nascosta, compressa o bloccata, non ci sono affatto. Non è una questione di potenza del convertitore, è una questione di che cosa contiene il file.

Le immagini ci sono nell’esportazione HTML e in quella TXT?

L’esportazione HTML è autonoma: le immagini vengono copiate in una cartella accanto alla pagina e collegate in modo relativo, quindi l’archivio regge anche se cancelli l’originale. I messaggi vocali lì non ci sono. L’esportazione TXT è testo, con una riga al posto di ogni file. Se le registrazioni contano, conserva il file di esportazione originale, che comunque va conservato sempre.

Perché mancano le foto più vecchie anche se questa volta ho allegato i file?

Perché il taglio di WhatsApp parte dall’estremità più vecchia della conversazione, e perché un file mai scaricato su quel telefono lì non è mai esistito. I contatori della schermata di importazione ti dicono quali sono arrivati prima che tu consegni qualcosa.

Una schermata della foto può sostituire il file che manca?

Vale più di niente e meno del file. Una schermata è l’immagine di uno schermo, senza un orario verificabile, prodotta dalla stessa persona che la presenta. Il resto del documento viene invece da un file scritto da WhatsApp e ne porta stampata l’impronta. Mescolare le due cose nello stesso allegato indebolisce la parte solida, quindi se aggiungi una schermata, aggiungila a parte e di’ che cos’è.

Durante tutto questo la conversazione finisce da qualche parte?

No. La conversione avviene sul tuo computer, con Windows 10 o 11 a 64 bit, e non viene caricato niente. È lo stesso impegno che vale per il resto del programma, spiegato nella pagina iniziale in italiano, e qui pesa più che altrove, perché il file che hai appena portato sul computer contiene una corrispondenza privata intera.