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Come esportare una chat di WhatsApp in PDF

Pubblicato il 3 agosto 2026 · Krzysztof Kowalski

Per fare di una chat di WhatsApp un PDF non serve toccare il backup del telefono: WhatsApp ha già il suo pulsante, Esporta chat, che scrive la conversazione in un file, e quel file si converte poi sul computer con un programma che lo sappia leggere, per esempio ChatExport, che gira su Windows. Funziona da un Android esattamente come da un iPhone, perché il file lo scrive WhatsApp e non il telefono, e tutto insieme richiede circa cinque minuti. Il download è gratuito e legge l’intero file; l’export di prova esce con una filigrana e si ferma ai 50 messaggi più recenti, e la licenza, che si paga una volta sola, toglie entrambi i limiti.

La scelta da fare bene al primo passo

Quando tocchi Esporta chat, WhatsApp fa una sola domanda: allegare i file multimediali? Rispondi di sì, ed è la risposta che decide il documento. Senza allegati, al posto di ogni foto resta la riga che WhatsApp ci scrive, del tipo «immagine omessa», e nessun convertitore può inventare un’immagine che nel file non c’è. Una lite sui danni di un’auto senza le foto dell’auto è, sulla carta, mezza lite. Se la tua esportazione porta già quelle righe, la correzione e i suoi limiti sono in «Immagine omessa» nell’esportazione di WhatsApp.

Quella risposta ha però un secondo effetto, ed è quello da capire prima di fondarci una causa. WhatsApp mette un tetto a quanto può contenere una singola esportazione, e allegare i file multimediali abbassa parecchio quel tetto. A cadere è l’estremità più vecchia della conversazione, non la più recente, così l’export di una chat lunga può restare senza il suo inizio e sembrare completo proprio dove lo stai leggendo. Il rimedio non c’è da questa parte: l’esportazione non offre alcuna scelta dell’intervallo di date, quindi nemmeno «esporta solo il tratto più vecchio» è un’opzione.

Verifica invece di dare per scontato. Apri il .txt e guarda la data della prima riga. Se la conversazione è cominciata prima, l’export è troncato e quello che manca è l’inizio.

Dal telefono al documento

1. Esporta la chat

Su iPhone: conversazione aperta, tocco sul nome in alto, Esporta chat, allegati inclusi. Su Android lo stesso comando sta nel menu a tre puntini della chat, sotto Altro. WhatsApp produce il file e ti chiede subito dove mandarlo. Il comando è descritto da WhatsApp stessa in Come esportare la cronologia chat.

Se qualcuno in quella chat ha attivato la privacy avanzata della chat, WhatsApp vieta l’esportazione e la voce non compare affatto.

2. Portalo sul computer, intatto

Email a te stesso, cartella cloud o cavo. Arriva uno .zip se gli allegati sono partiti, un .txt da solo se no. Non decomprimerlo e non rinominarlo: quel file è il tuo originale, e il documento finito ne citerà il nome e l’impronta.

3. Aprilo in ChatExport e guarda i numeri

Scegli l’opzione WhatsApp, indica il file, e prima di qualsiasi export la schermata di importazione ti mette davanti i fatti: quanti messaggi, che periodo, quanti file sono arrivati e quanti sono citati nella conversazione ma nell’archivio non ci sono. Quel che manca qui mancherà nel documento, e lo scopri adesso, non in udienza.

La schermata di importazione di WhatsApp, con l’area in cui trascinare lo .zip o il .txt e la nota che senza i media il documento tiene tutti i messaggi ma sostituisce le foto con i loro nomi di file

La stessa schermata chiude due questioni che il file lascia aperte. La prima: chi sei tu? Un export non registra chi lo ha creato, e dalla risposta dipende quale metà della conversazione verrà impaginata come inviata, quindi il programma lo chiede invece di indovinare. La seconda: le date. 03/04/2026 può essere aprile o marzo, e il programma lo decide una volta sola su tutti i marcatempo del file: un numero sopra il 12 in qualunque riga chiude la questione; se non c’è, la chiude l’ordine cronologico del file; se nemmeno quello basta, assume giorno-prima-del-mese e te lo mostra come ipotesi dichiarata, non come certezza spacciata.

4. Esporta

PDF in due stili, TXT, HTML o CSV, con intervallo di date e ricerca. Accanto al file finito il programma scrive la sua impronta .sha256, ricontrollabile con un comando in qualsiasi momento (guida in inglese).

Che cosa c’è nel documento, e che cosa non ci sarà mai

Nel documentoNon ci sarà, perché non è nel file
La conversazione intera del periodo scelto, con data e ora su ogni messaggioLe conferme di consegna e di lettura, e le reazioni
Le foto al loro posto, nella dimensione sceltaL’ora in cui un messaggio è stato modificato: che è successo il file lo dice, quando, mai
Il nome del file di origine e la sua impronta SHA-256, sul frontespizioIl collegamento fra una risposta e il messaggio a cui risponde
Il fuso orario usato per leggere gli orari, dichiarato sul frontespizioIl fuso orario del telefono: il file non lo porta, gli orari si leggono nel fuso del computer che importa
Il conteggio delle righe di gruppo lasciate fuori (ingressi, chiamate, avviso di crittografia)I messaggi eliminati prima dell’export: il file contiene la conversazione com’era in quel momento

Sull’ultima riga vale un confronto: il backup dell’iPhone è più generoso, con iOS 16 e successivi i messaggi eliminati di recente restano recuperabili per una trentina di giorni. Ma quello è l’altro percorso, quello del database di Messaggi, che copre SMS e iMessage e richiede un backup.

Se la controparte disconosce il documento

È la domanda giusta da farsi prima di depositare, e la risposta sta in due impronte che fanno due affermazioni diverse. Quella sul frontespizio riguarda la fonte: questo documento è nato da quel file di export e da nessun altro. Quella nel file .sha256 accanto all’export riguarda il documento: non è cambiato da quando è stato creato. Quello che regge davanti a una contestazione non è il PDF ma l’origine, quindi conserva il file di export esattamente come WhatsApp lo ha salvato: chiunque debba verificare lo riconvertirà e confronterà.

Nessuno può prometterti che cosa ammetterà un giudice, e un programma che lo promette dovrebbe insospettirti. Il documento può solo arrivare con le obiezioni più comuni già disinnescate: conversazione intera invece che selezionata, orari letti dal file invece che ricordati, origine dichiarata invece che sottintesa. L’unico formato senza le righe di provenienza è il CSV, che è uno schema di dati e non prosa; PDF, TXT e HTML le portano tutte.

Che cosa ne fa poi il giudice, quale obiezione arriva davvero e che cosa devi conservare sono trattati a parte, in Messaggi come prova in tribunale.

Il documento può parlare italiano

L’interfaccia del programma oggi esiste in inglese e in polacco, ma la lingua del documento si sceglie a parte al momento dell’export, e l’italiano è nell’elenco: frontespizio, date e diciture in italiano, messaggi lasciati esattamente come sono stati scritti.

Un limite va detto insieme al pregio: le frasi che WhatsApp scrive di suo dentro l’export, «questo messaggio è stato eliminato» e simili, oggi il programma le riconosce nelle versioni inglese e polacca. Un telefono impostato in italiano le scrive in italiano, e ciò che il programma non riconosce lo ricopia parola per parola. Niente viene inventato e niente viene nascosto: nel documento resta esattamente la riga che sta nel file.

Domande frequenti

Ho un Android. Cambia qualcosa?

Niente. Il file lo scrive WhatsApp, non il telefono, ed è l’unica parte di ChatExport che non ha bisogno di un iPhone. Per gli SMS invece l’iPhone resta necessario, perché quelli escono solo da un backup di iPhone. L’intero percorso visto da un Android, con il comando nel menu, la forma diversa delle righe e ciò che ne consegue nel documento, sta in Stampare una chat di WhatsApp da un telefono Android.

Quanto può essere grande la chat?

Fino a 2 GB e 20.000 file per archivio, molto oltre qualsiasi conversazione reale; superato il limite, il programma lo dice invece di riempire il disco a vuoto.

La conversazione viene caricata da qualche parte?

No. Lo zip viene aperto e letto sul tuo computer, la copia decompressa sta in una cartella di sessione che si svuota alla chiusura del programma, e il file originale resta dove lo hai messo.

Vale anche per Telegram, Signal o Messenger?

No. Nessuno dei tre produce un file che questo programma sappia leggere. Le fonti sono due: il backup dell’iPhone per Messaggi e il file di export di WhatsApp.

E i messaggi vocali?

Nel PDF e nel TXT compaiono come voce al loro posto, con nome del file e ora, perché un PDF non riproduce audio e fingere il contrario renderebbe il documento più completo di quanto è. L’export HTML autonomo copia accanto alla pagina le immagini ma non i vocali: se le registrazioni contano, conserva il file di export originale, che andrebbe conservato comunque.